Sabbia

1 09 2011

Ho bisogno di tornare sulla stessa spiaggia, o su una spiaggia qualunque di un mare qualunque.
Le spiagge sono del Mare che ne decide il destino.
Io sono sabbia, vi cammino aspettando stupidamente che le mie orme restino lì per sempre…
Cerco come tartaruga antica quel nido che in una notte di luna piena ha partorito l’emozione profonda
ne ha rinchiuso il ricordo in un angolo compresso di un cuore
Ho perso la chiave,
cammino su questa o su qualunque spiaggia di questo grande, unico Mare seguendo un richiamo antico,
cerco la chiave…
Sono su un confine sottile, quello tra l’incoerente sabbia e l’avvolgente Mare,
tra pace ed emozione,
e mi fa paura,
ma è lì che torno aspettando l’onda,
quella che mi travolgerà dentro quell’ emozione.
Guardo a terra orme effimere
spariscono come il presente

e ascolto il Mare…





le cose che vivono con me

23 01 2011

Ci sono dieci cose vive

tra queste mura e finestre

Sono piante

quattro sono Orchidee

una è una Sanseviera

una è un’Anthurium

due sono piante grasse.

C’è anche una mosca,

silenziosa e confusa dal calore della stufa e dal freddo che c’è fuori

piove…

Loro vivono senza consapevolezza.

Ci sono e questo basta.

E poi ci sono Io

Io penso, e perciò sono.

Vorrei esserci senza pensare

come le nove cose che vivono con me…





Mare

9 12 2010

Finalmente Mare.
A volte faccio fatica a riconoscerlo. La testa mi porta lontano e mi dimentico chi sono.
Già, chi sono, da dove vengo e dove vorrei andare…

Sgonfio il mio giubbetto e volo, lentamente, giù, verso il mio cielo capovolto.
C’è una costante dei miei momenti “duri”, lì sotto dimentico, quel mondo non ha nulla a che fare con i miei casini, le delusioni, l’angoscia che mi preme lo stomaco…
Nel Mare tutto funziona.
La pressione mi spinge addosso il peso dell’esistenza, gonfio un po’ la muta stagna e un soffio liberatorio mi circonda di un’aura leggera, piacevole. Sono solo con me stesso ma sto bene.
Ora sono sul fondo, sgonfio definitivamente il mio giubbetto, ho bisogno di lavorare ben saldo allo strumento che devo riportare su. E’ qui da oltre un mese, ed ha registrato puntualmente, ogni 15 minuti, senza mai sbagliare la luce che lo avvolgeva. Non ha fatto altro…

Mentre io sopra, nello stesso tempo provavo ad amare, a scappare, a disperarmi e a vivere lui catturava la luce grigia di questo brutto inverno.
Ora i nostri tempi si incontrano, lui ha conservato luce grigia, io non so ancora cosa, forse un grande vuoto…

I perni che stringono le fascette d’acciaio si allentano sotto le evoluzioni della mia chiave, sfilo lo strumento e in suo “occhio” magico, lo avvolgo nella sua rete e ricomincio a tornare su.
Sopra, la pallida luce del sole filtrata dalle nuvole mi viene incontro mentre recupero la superficie. Vorrei restare lì sotto, dove la testa resta vuota e leggera proprio come quando mi stringi forte, e sono felice.

Esco fuori, sposto il mio erogatore dalla bocca e respiro a polmoni pieni.
Sono tornato,
purtroppo sono tornato
e non mi piace.
Ma devo vivere ed essere felice, e con la testa vuota
proprio come quando mi stringi forte….





Viaggio al termine della notte – Molly

4 11 2010




Pioggia

11 10 2010

A volte le cose arrivano al momento giusto.

Questa pioggia è puntuale ed inesorabile quando c’è bisogno di lavare via coscienze, tradimenti, emozioni e confusioni.

Porta via ciò che non doveva essere lì, lo disperde nel mare grigio delle cose sbagliate, senza lasciare traccia…

Alle prime gocce la polvere prova ancora a volare via,  a  scappare  dalla terra, ma ne resta intrappolata, diventa fango sporco.

La pioggia lava.

Resta ciò che ha radici e passioni profonde.

La terra bagnata, questa volta pulita, odora di muschio,

suscita nuova vita…





chiuso…

1 09 2010

A volte bisogna avere il coraggio di chiudere ciò che non ha futuro,

bisogna raccogliere il fardello di emozioni e conservarlo nello scrigno dei ricordi e delle cose belle,

nell’angolo più nascosto del cuore….

Quando uno parte,

deve gettare in mare il cappello pieno di conchiglie

raccolte durante l’estate,

e andarsene con i capelli al vento.

Deve scagliare in mare la tavola apparecchiata per l’amato,

deve versare in mare il vino avanzato nel bicchiere,

dare ai pesci il suo pane

e mescolare al mare una goccia di sangue.

Deve infilare bene il coltello dentro le onde

E affondarvi le scarpe,

cuore, àncora e croce,

e andarsene con i capelli al vento!

Allora sì, ritornerà….

(I. Bachmann – Canti di un’Isola)





In memoria di Cristiano Ielasi – 23 giugno 2002

17 06 2010

Mi manchi, ci manchi…

Lo sento nell’aria, nelle bolle del mio erogatore quando sto lì sotto.

Mi manchi, perché non ci sei.

Cazzo Cristiano non ci sei!, E non mi basta averti nel cuore, non mi basta cazzo!

Dobbiamo parlare di questa cazzo di area marina protetta, dobbiamo andare a Mare, ci sono i lavori subacquei da fare cazzo, quelle troie delle cernie stanno lì ad aspettare un Valoroso che venga a combattere per decidere chi dovrà campare e chi dovrà morire. Perché NEL Mare così funziona, ogni giorno di ogni mese di ogni anno.

Il Mare ti ha tradito, il Mare ci tradisce, perché è una Compagna infedele

Ci tende tranelli, ogni giorno, e più diventiamo bravi, più lo amiamo, più ci tradisce

Perché sa che siamo suoi. Ci siamo innamorati di una puttana…

E tu eri bravo, ma bravo bravo, ed eri una testa di cazzo. E l’hai amata profondamente questa puttana, l’hai rispettata, le hai regalato la tua Vita, e non ne vale mai la pena.

Perché ora non sento la tua musica, non vedo i tuoi cervellotici amplificatori a valvole, il tuo mostruoso casino di cacciaviti, chiavi, pezzi di ricambio, motori smontati…e in mezzo libri, già, libri, romanzi, passioni, emozioni sporche di grasso.

Non c’è la tua musica, Cristià, non c’è…

La tua merda di bombola arrugginita, i tuoi coltelli da cucina infilati in un pezzo di tubo (“il Kaimano? Il miglior coltello subacqueo!”), le cazzate a respirare elio per fare la voce a paperino (però sei sbattuto a terra eh!) le magnate al limite della crisi iperglicemica da Tonino “il Fraulese”.

La birra sulla terrazzina “acquario” di Calise giù al Porto, di fianco al tuo diving… e poi crollavi, stanco, vuoto ormai, dormivi, e basta…

E poi il Mare, quella puttana…

Le picchiate, giù, giù sempre più giù e perciò eri bravissimo, e perciò eri una testa di cazzo.

Io ne avevo paura, io ne ho ancora paura.

Già, perché il nostro Sogno deve passare per una macchina, per un sistema meccanico, elettronico perfetto che non ha nulla a che fare con il cuore, con il sangue, con l’emozione del blu intenso che poi diventa nero…

Ti ricordo in giro sulla tua Barca, solo, a cercare relitti e secche, a scandagliare fondali e forse la tua anima.

Sei tornato dal tuo Mare, immobile, freddo, come il calmo Mare profondo,
abbiamo pianto, e lo facciamo ancora…ci hai lasciati soli.

Quel giorno di merda, quando la tua nave è entrata in porto, la nostra rabbia è esplosa in urla di silenzioso dolore. Ci ha pensato il cielo ad incazzarsi, ed io ho pensato che questa puttana di Mare aveva fatto incazzare Qualcuno lassù. Il cielo si è chiuso su questo Porto, la casa di valorosi marinai.

Le urla stridenti delle sirene di tutte le navi del Porto hanno urlato il tuo nome, tuoni assordanti hanno squarciato il cielo e pioggia, tanta pioggia, all’improvviso, a lavare via il dolore dai nostri volti, dalle bocche amare, dal sale sulla nostra pelle…

Torna almeno nei miei sogni.

Tu non sei mai stato nostro, sei stato solo Suo…

Spero che ti abbia accolto un Dio.








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