La luce di questa primavera è troppo forte.
Rimbalza sul muro giallo di fronte a me e torna indietro creando strane forme vuote, stringo gli occhi…
Ventotene si stringe come una giovinetta nel suo grembo, mi ricorda l’epigrafe dell’Isola di Arturo.
Silenzio interrotto da gabbiani che dai tetti più alti di case antiche inarcano la schiena, allargano le ali, curvano il collo e strepitano stridenti urla di potere su questa piccola terra, su questo grande mare, sulle loro femmine, sul mondo.
Acqua verde smeraldo fiorisce in un’infinità di piccole vite che si incoraggiano tra loro, pietre nere incastonate nel tufo compresso, scavato, cariato, immobile, senza tempo.
Respiro, forte, più forte che posso…..
Dedica
Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra,
fu tutto.
E non sarà mai rubato quest’unico tesoro
ai tuoi gelosi occhi dormienti.
Il tuo primo amore non sarà mai violato.
Virginea s’è rinchiusa nella notte
come una zingarella nel suo scialle nero.
Stella sospesa nel cielo boreale,
eterna: non la tocca nessuna insidia.
Giovinetti amici, più belli d’Alessandro e d’Eurialo,
per sempre belli, difendono il sonno del mio ragazzo.
l’insegna paurosa non varcherà mai la soglia
di questa isoletta celeste.
E tu non saprai la legge
ch’io, come tanti, imparo,
- e a me ha spezzato il cuore:
fuori del limbo non v’è eliso.
da “l’isola di Arturo” – Elsa Morante






