Sei ragazzi volati via, corpi straziati…Sei ragazzi, e con loro gente comune che era uscita per andare a comprare qualcosa, per andare a lavoro, a vivere insomma.
Quei ragazzi non erano lì per la Patria o per la bandiera, non erano lì per portare una Pace nella quale forse non credevano neanche loro si potesse portare con le divise addosso e un mitra in mano. Erano lì perché volevano provare a dare una svolta diversa alla loro vita, stavano lavorando e cercavano di farlo nel miglior modo che conoscevano.
Volevano tornare a casa vivi, sposarsi, , baciare la moglie o la compagna, abbracciare la famiglia, prendere per mano i figli.
E forse pensavano a quando sarebbero tornati a poter fare tutto questo, ma poi, click, tutto nero, nient’altro….
Nel 1992 ero spesso in Bulgaria, a Sofia, e conobbi un ragazzo bulgaro che aveva studiato in Italia. La sua particolarità stava nel fatto che era uno dei pochi che era riuscito a guardare il suo Paese da fuori avendo acquisito un occhio più obiettivo. Erano gli anni in cui il muro era caduto da poco e i paesi dell’Est cominciavano a guardarsi attorno, disorientati, confusi.
Andreij, era questo il suo nome un giorno mi disse una cosa che non dimenticherò, e che avrei voluto che ascoltasse G. Bush. Mi disse: “Bruno, la Democrazia non si insegna a nessuno, è il frutto di un lungo processo di maturazione nel quale la gente deve cominciare lentamente a comprendere che esiste un orizzonte lontano ed aperto dietro quel muro che gli occhi hanno sempre visto. Perciò siamo confusi, perciò spesso qualcuno rimpiange il passato, semplicemente perché non sa dove guardare.”
In Afghanistan le cose sono molto diverse ma credo che questo concetto sia quanto mai valido: un Kamikaze è un ragazzo, a volte un bambino, a cui hanno spiegato da sempre che esiste un Dio giustiziere e che lui è il suo braccio. Spesso non ha studiato nulla, spesso non ha letto nulla, spesso è poverissimo e non ha nulla da perdere su questa Terra. C’è qualcuno che invece su questa Terra resta che gli ha spiegato che morire in nome del suo Dio giustiziere gli consentirà di vivere in eterno felice e allora CLICK, e basta, tutto nero….semplicemente…
Sei ragazzi italiani, tante persone afghane, un solo assassino e un enorme nero, e basta.
Credo che ciò che il “mondo occidentale” può e deve fare è aprire, non chiudersi, perché di fronte alla disperazione non c’è confine o centro di segregazione (ops, prima accoglienza) che tenga. La conoscenza è la madre di ogni scelta ponderata.
Se quel ragazzo avesse avuto l’opportunità di comprendere che non c’è nessun Dio giustiziere forse ora sorriderebbe all’idea di una nuova opportunità.
Ora il suo corpo, ma soprattutto il suo sogno, marcisce tra la polvere, il sole cocente e il sangue di sei ragazzi che volevano solo tornare a casa…
Le persone a cui vogliamo bene non muoiono,
La luce di questa primavera è troppo forte.


