Ci sono alcune mattine d’inverno in cui il sole si affaccia basso sull’orizzonte, quasi con timidezza, a ricordarti che c’è dietro quelle nuvole che ti riempiono gli occhi di zucchero filato.
Le mattine del Vento di terra, quando il cielo è terso e l’aria riempie i polmoni di fresco ossigeno, quando il Mare è blu cobalto e sotto costa le creste delle onde spumeggiano candide e arrabbiate.
Ed io sono lì, un po’ assonnato, sotto il mio pesante giaccone blu, seduto sulla falchetta di poppa della Barca ad aspettare che il motore riscaldi se stesso e la mia pelle.Il “molla a poppa!” del Comandante mi costringe a tirar fuori le mani dalle tasche per liberarci dai legami terreni. La Barca attraversa la bocca del porto, libera, e nere scogliere tagliano la vista dell’orizzonte.
Cormorani, neri, si alzano sospettosi volando su un cuscino d’aria poco sopra le onde per poi innalzarsi e precipitare giù come saette, scomparendo nel blu del mare. Mentre tiro su i parabordi guardo verso il faro rosso del porto. Lo lasciamo al traverso.
Il Comandante dà gas al motore e una nuvola bianca accompagna il rombo del diesel. E’ lì che il Vento mi colpisce in pieno sulla faccia, lasciandomi gocce di sale umide nei capelli.
Ne avverto il sapore sulle labbra.
Torno a sedermi a poppa, nel Vento che il ridosso della cabina mi spinge addosso, socchiudo gli occhi e con la mente vuota lascio che i sensi possano rubare fuori tutto ciò che tocca il mio corpo.
E allora sò perché sono lì.

E’ bellissima, ma sei diventato un poeta…..non sembrava…oppure non me ne ero accorta…..
Continuerò a leggere.
Checca
Da: Checca su Gennaio 21, 2009
alle 7:25 pm