Inserito da: isole | Febbraio 2, 2009

Campi Flegrei

Io e Pino, colui che per anni è stato mio fratello.

Pino ha attraversato con me un ventennio di quella stessa esistenza che ogni uomo vive, condividendo nel profondo un’anima comune fatta di aspirazioni, gioie, utopie, spensieratezze.

Camminiamo lungo il viale Campi flegrei, quello della “gente che va, tempo d’aprile di qualche anno fa”  di bennatiana memoria, quello della mia storia.

Incontro volti mai dimenticati che scopro sotto maschere fatte di nuovi segni che il tempo disegna, di capelli grigi e rughe.

I vecchi amici, quelli che quando cresci non incontri più o che anche se incontri mostrano nuove strade, nuovi affetti, nuove esistenze.

E’ difficile, soprattutto all’inizio, riconoscersi forse perché ciò che cerchiamo reciprocamente è l’amico di sempre che è ormai lontano. Ci si annusa, si cercano conferme in un iniziale imbarazzo incalzante: riconoscersi è incontrare la propria storia, è accettare nella propria percezione il tempo che è passato.

Eppure, dopo qualche istante trascorso a cercare le conferme dell’esistenza di quei ragazzi, le rughe si distendono e i capelli lasciano scivolare via il grigio. Ci abbracciamo, non possiamo fare a meno di suscitare quel “ti ricordi” che avremmo voluto raccontarci tanto tempo fa…

Ciò che siamo è figlio del mondo nuovo che ci ha trascinati via imponendoci di accettare le nuove regole. Quello che eravamo (che è ciò che siamo dentro) è ciò che volevamo fosse il mondo.

Già, “ti ricordi”….

Ricordiamo tutto, vorremmo che tornasse, vorremmo il sorriso e la mente vuota, vorremmo i sogni e non i progetti, vorremmo l’incognita davanti a noi e non le certezze dietro di noi,

vorremmo l’Anima, e la troviamo in quel “ti ricordi” consapevoli di doverla nuovamente rinchiudere dentro un cuore che non trova più il suo tempo…

“Campi flegrei, gente che va,

tempo d’aprile, qualche anno fa…”


Risposte

  1. sai forse dov’è l’errore? nel voler cercare da subito quel che si era, quel che si ricorda di quella persona, quel che eravamo noi. una persona che non vedi da tanto a volte ti imbarazza è vero, altre volte no, dipende da quanto ci eri entrato in contatto in passato. ma credo che oltre ai segni sulla pelle, a tutte le forme esteriori, probabilmente gli occhi di un amico non cambiano mai. quella stessa luce che si accendeva quando si incontravano con i tuoi. questo è per me tutto il senso. puoi anche parlare di chi sei adesso, cosa fai, da quanti anni sei sposato e se i figli sono ormai all’università…!! o se come me non hai neanche uno di questi tipici argomenti da scambiare e a volte percepisci la sottile ansia dell’altro constatando che strade diverse si son percorse, oddio e mo’ che gli dico, oppure, se l’amico era vero, e vissuto, vieni trasportato in un comune sorriso, in una leggera ubriacatura che altro non è che arrendevolezza… alla vita con tutte le sue ruote che passano e ripassano, e sì che te l’avevano detto e tu allora non lo sapevi, non ci credevi… al tempo che gira, ai cambiamenti che tutti subiamo, ma siamo ora qui e ci guardiamo e quegli occhi mi sembra di conoscerli, quella scintilla è lo stessa, forse siamo al supermercato con la spesa in mano ma non ci diciamo ti ricordi, i ricordi ce li abbiamo già tutti, sorridiamo e basta perchè il tempo è passato ma noi siamo ancora qui per la miseria,
    e questa è tutta la nostra grande continua fortuna…

  2. l’anima c’è sempre, adesso, comunque. i cambiamenti sono i benvenuti, sono necessari, non sono negativi di per sè. crescere è un bene, è scavare nel profondo, è accumulare abitudini e pensieri fuorvianti, è prendere capocciate e coltellate, è sbagliare, ma anche poi lavarsi, scrostarsi via il marcio, tornare a rivedere la propria essenza e trovarsela cara, ed essere orgogliosi della propria natura che si manifesta con quel qualcosa in più, che è la consapevolezza di chi siamo. gli amici che rivediamo hanno fatto tutto questo percorso? lo stanno facendo, o non ne hanno mai avuto bisogno? beati loro se è così…ma io non voglio tornare a quei tempi, ogni momento vissuto è già andato, e anche quando sono stanca io voglio continuare a navigare, continuare a guardare, continuare ad accumulare ricordi e amici per chi con me vuole condividerli poi, più in là, sempre solo con quel famoso sguardo…e anzi vorrei vivere molto molto di più di così, vorrei avere ben poco tempo per voltarmi indietro, farlo solo per riannodare semmai fili spezzati, discorsi lasciati a metà, solo per qualcosa che mi potrebbe servire adesso per riuscire a tener meglio la rotta. questo è quanto. Stop.

  3. la mia non credo sia nostalgia di un tempo, quanto nostalgia di uno “spirito” che vorrei ritrovare dentro di me (sono certo che c’è e talvolta viene fuori).
    Grazie

  4. Eccomi qua. Non l’ho sapevo, complimenti, proprio un bel blog:semplice, asciutto e concreto come piacciono a me. Se ti fà piacere posso linkarti nel mio. Fammi sapere ed a presto. Luigi (giggino)


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