Una primadonna in abito da sposa

UN’IMMERSIONE SUL CORALLO NERO             

 

Al sub che si immerge nelle acque di Ischia non potrà sicuramente sfuggire una della più belle immersioni che il perimetro di coste dell’isola stessa può offrire per varietà di scenari e di vita presenti: la parete di Sant’Angelo.

Essa infatti offre una tale molteplicità di aspetti da confondere l’occhio del sub che non si immerge con chiari obiettivi.

Uno di questi aspetti, e sicuramente tra i più interessanti, è l’immersione su ciò che è comunemente detto “corallo nero”, più propriamente definitoGerardia savaglia, uno Zoantario alquanto raro nel Mediterraneo. Non avendo valore commerciale sopravvive in un’area molto circoscritta di questa zona.

 

     Il promontorio di Sant’Angelo che si staglia verso il mare in 
     direzione Sud, chiude
     baia dei  Maronti, sul versante meridionale 
dell’isola d’Ischia.

E’ immediatamente dopo la punta, verso ponente, che comincia la nostra immersione, in una piccola insenatura all’ombra del “Padre”, un grosso scoglio così denominato dalle antiche generazioni di pescatori locali, che sembra fare da guardiano allo scenario sottostante.

E’ sempre consigliabile immergersi in questa zone nelle ore di primo mattino, prima cioè che sopraggiunga puntuale attorno mezzogiorno (nel semestre primavera-estate) un intenso maestrale che rende fastidioso l’ormeggio.

Siamo accompagnati dal pacato rombo dello “Sfilatino”, il nostro gozzo procidano compagno di mille immersioni. Roberto, capitano, istruttore sub e meccanico, quanto di meglio un diving potrebbe richiedere, compie il suo solito giro per posizionarsi ancora una volta, prua al vento, nella minuscola rada al occidente del “Padre”.

Calo in mare l’ancora, sicuro, sulla testa rugosa di una piccola piana che ci consente l’ancoraggio in poco più di dieci metri, quando tutto attorno il fondale scende ripido, sino a settanta metri circa, filo la dovuta cima ed al segnale di Roberto dò volta.

Pino intanto ha già sistemato a poppa, sventolante, la bandiera d’immersione, è una zona molto battuta da vacanzieri e diportisti, è opportuno segnalare in maniera evidente la nostra presenza subacquea.

In poco più di cinque minuti siamo pronti sulla pedana dello “Sfilatino”; la calma piatta di primo mattino rende piacevole l’entrata in acqua dalla barca, i convenuti segnali di “OK” e il posizionamento degli strumenti anticipano di qualche istante la discesa. Iniziando la stessa in un’atmosfera di assoluto silenzio, rotto unicamente dal rumore delle nostre bolle, un lieve declivio ci accompagna verso fuori, in direzione Sud e ci conduce ad un primo ed improvviso balzo dai tre, quattro metri fino ai quattordici metri circa.

Qui giungiamo su di un piano orizzontale, ricco di Posidonia oceanica da cui fa capolino una nuvola di curiose ed infastidite “Donzelle”. Costeggiando la parete da cui proveniamo ci spostiamo lievemente verso la nostra sinistra, alla parete si sostituisce una franata di scogli, condominio di saraghi e di tre simpatiche cernie.

Siamo a venti metri. Delle cernie la più grossa, un notevole esemplare ci indicherà con la sua fuga il corretto itinerario da seguire, s’ inabisserà poco davanti, alla nostra destra: lo scalino che ci apprestiamo a scendere ci introduce in un ripido canalone, ricco di anfratti da cui spuntano vispe e curiose varie aragoste.

A quaranta metri “spaccati”, ci aspetta puntuale più che mai una musdella di notevole taglia affacciata alla sua tana che attira la nostra attenzione. Guarda verso destra, ci chiama, ci spostiamo verso di lei ed è qui che la parete si evidenzia in tutta la sua pienezza: siamo risaliti a trentasette metri, la nostra mano destra sfiora un intensa foresta di Paramuricea clavata (gorgonie rosse) e ventagli di Eunicella cavolinii (gorgonie gialle) tra le quali un esercito di Anthias anthias passeggia pavoneggiante.

Pinneggiamo ora verso ponente, per circa cinquanta metri, ci ritroviamo a quota meno trentotto, in quella fascia dove gorgonie rosse e gialle si miscelano in un’intensa fantasia di colore.

Qui, tra queste ultime si distaccano quattro o cinque grossi rami, lunghi circa settanta centimetri, il loro colorito chiaro, a distanza, dà l’idea di gorgonie morte con probabili insediamenti di Parazoanthus axinellae,ma avvicinandosi è evidente tutt’altro genere di conformazione, è il “corallo nero”.

E’ una colonia di colore giallo alla luce delle nostre torce, senza le quali assume un colorito più tenue, biancastro. I grossi polipi, completamente espansi, si distaccano dal substrato creando una fitta aureola a coronare questa rarità, si ha l’impressione di vedere dei grossi rami di mimosa…e a volte di sentirne l’odore…

La base, più che l’estremità, evidenzia la sua anima nera, saldamente fissa alla parete.

Spariamo rapidamente i flash delle nostre fotocamera mentre il nostro modello, scolpito, ci offre ogni particolare di sé. L’ultimo scatto in macro, un rapido sguardo agli strumenti, è giunto il momento di risalire.

Ci passiamo il relativo segnale e cominciamo l’emersione mentre il nostro sguardo si rivolge ancora per un attimo, inevitabilmente verso il basso, a salutare questa prima donna in abito da sposa.

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